09.02.2026 – Emergenza Smog: i dati del rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente: luci e ombre dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane. Focus Sicilia
- data Febbraio 09, 2026
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Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta.
Secondo quanto emerge dal Rapporto Mal’Aria di città 2025 di Legambiente, che ha analizzato i dati delle Arpa regionali rilevati dalle centraline anti-smog, sono 13 i capoluoghi di provincia che nel 2025 hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022.
Tra i capoluoghi più inquinati dal PM10, Palermo conquista la maglia nera, con la centralina di via Belgio che ha registrato uno sforamento ogni quattro giorni: in totale 89 superamenti dei limiti giornalieri, davanti persino a Milano (66) e Napoli (64).
Situazione critica anche a Ragusa, dove la centralina del campo di atletica ha fatto segnare 61 sforamenti.
Già da alcuni anni le due centraline siciliane di Palermo e Ragusa registrano valori di PM10 che superano frequentemente il limite dei 35 giorni. La stessa Arpa Sicilia ha confermato la criticità di queste postazioni, situate in punti strategici del tessuto urbano, nel caso di Palermo, lungo un asse viario molto trafficato e percorso anche da mezzi pesanti, e quindi da monitorare con particolare attenzione.
Non va meglio per altri inquinanti legati al traffico veicolare, come il biossido di azoto (NO₂).
A Palermo, la stazione di monitoraggio di via Di Blasi–Viale Regione Siciliana non ha registrato in alcun mese valori inferiori ai limiti di legge, facendo segnare una media annua di 49 µg/m³ e 127 superamenti del limite giornaliero di 50 µg/m³, contro i 18 consentiti dalla Direttiva europea 2881/2024.
Mentre per Catania è stata la stazione di Viale vittorio a registrare un valore (41 µg/m³ ) superiore alla media annua prevista dall’attuale normativa.
Guardando al 2030, anno in cui entreranno in vigore i nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO₂ e 10 µg/m³ per il PM2.5), l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi: se fossero applicati oggi, risulterebbero fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO₂.
Un dato particolarmente preoccupante riguarda le tre città metropolitane siciliane, Palermo, Catania e Messina, che dovranno ridurre entro quattro anni le concentrazioni di biossido di azoto rispettivamente del 39%, 33% e 26% per rispettare i nuovi limiti previsti dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria.
Le principali fonti di NO₂ in ambito urbano derivano dai processi di combustione, in particolare dal traffico veicolare: automobili e, soprattutto, veicoli diesel rappresentano la quota maggiore delle emissioni, seguiti dagli impianti di riscaldamento civili e industriali e dalle attività portuali.
L’esposizione al biossido di azoto ha effetti rilevanti sulla salute umana: irrita le vie respiratorie, riduce la funzionalità polmonare e aumenta il rischio di asma, bronchiti e altre malattie respiratorie, soprattutto nei bambini e negli anziani. Anche a concentrazioni inferiori ai limiti di legge, l’NO₂ è associato a un aumento delle ospedalizzazioni e della mortalità per cause cardiopolmonari, oltre a contribuire alla formazione di ozono troposferico e particolato secondario, amplificando l’impatto complessivo dell’inquinamento atmosferico.
Secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, nel 2023 le morti premature attribuibili all’esposizione al biossido di azoto sono state 106 nell’area urbana di Palermo, 92 a Catania e 9 a Messina.
La situazione non è migliore per Ragusa e Siracusa, in particolare per quanto riguarda il PM10: i due capoluoghi della Sicilia orientale devono ridurre gli attuali livelli di concentrazione annua rispettivamente del 29% e del 10%.
È proprio la lentezza con cui molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti anno dopo anno a preoccupare l’associazione ambientalista.
Questa edizione di Mal’Aria ha analizzato i dati di PM10 degli ultimi quindici anni (2011–2025), calcolando, attraverso una media mobile quinquennale, la tendenza in ogni città e stimando i valori che potrebbero essere raggiunti entro il 2030.
La situazione è particolarmente critica per Palermo e Ragusa, che oggi registrano una media di 28 µg/m³ e potrebbero restare tra i 23 e i 27 µg/m³, rischiando così di superare il nuovo limite di 20 µg/m³ previsto dalla direttiva europea.
Un allarme che si aggiunge alla nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, previsto dalla direttiva NEC 2016. Si tratta della quarta procedura, che si aggiunge alle tre già aperte negli anni scorsi per il superamento dei valori limite degli inquinanti atmosferici stabiliti dalla Direttiva Quadro Aria (AQD).
Per le città di Palermo e Catania, a seguito del superamento dei limiti giornalieri di NO₂ registrati dalle centraline Arpa Sicilia, la Regione Siciliana, a fine 2025, ha chiesto ai Comuni di aggiornare i Piani di tutela dell’aria, adeguandoli alla nuova direttiva europea, e in particolare al Comune di Palermo di attuare interventi urgenti per ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria.
“Il quadro che emerge dal Rapporto Mal’Aria per i capoluoghi siciliani conferma la necessità di interventi strutturali e urgenti per eliminare le cause delle emissioni e migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città” — dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. Abbiamo poco meno di quattro anni per rientrare nei limiti più stringenti previsti dalla Direttiva europea al 2030. Preoccupa la lentezza con cui vengono attuate le misure per ridurre il traffico veicolare e promuovere una mobilità sostenibile: serve potenziare il trasporto pubblico locale e regionale di massa, estendere le ZTL, realizzare le strade a 30 km/h e ampliare le reti ciclopedonali. Solo così potremo garantire ai cittadini un’aria più pulita, tutelare la salute e rendere le città più sicure e a misura d’uomo.”
“L’inerzia amministrativa continua a condannare le nostre città a traffico, smog e inefficienza. Ingenti fondi pubblici vengono dispersi senza una vera strategia, e si continua a ignorare ogni proposta di potenziamento del trasporto pubblico, insistendo su scelte che favoriscono l’auto privata, proprio mentre l’Europa chiede l’esatto contrario – dichiara Giuseppe Riccobene, delegato alla Mobilità Sostenibile di Legambiente Sicilia – È il momento di svegliarsi, ci sono le proposte, la visione, le risorse, ma soprattutto occorre comprendere che la mobilità sostenibile non è più una opzione, ma una necessità.”
Le proposte di Legambiente: Per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi europei del 2030, Legambiente chiede interventi strutturali su sei ambiti prioritari:
- Mobilità sostenibile: Accelerare gli investimenti nel trasporto pubblico locale e regionale, estendere le zone a traffico limitato e a basse emissioni, espandere le reti ciclo-pedonali e diffondere la “Città 30” per aumentare la sicurezza stradale e ridurre le emissioni.
- Riscaldamento ed edifici: Istituire Low Emission Zone specifiche per il riscaldamento, superare progressivamente l’uso della biomassa nei territori più critici, vietare caldaie inquinanti nelle aree più esposte e avviare programmi di riqualificazione energetica degli edifici.
- Riduzione Emissioni Industriali: Servono dei piani di bonifica per i siti inquinati e restrizioni severe per gli impianti industriali in aree urbane, con diniego di autorizzazioni per l’upgrading di impianti obsoleti.
- Agricoltura e allevamenti: Ridurre l’intensità di allevamento nelle aree in cui il numero di capi è eccessivo, come la Pianura Padana, rafforzare le buone pratiche agricole sullo spandimento dei liquami, incentivare gli investimenti per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e vietare le combustioni agricole all’aperto.
- Risorse e coordinamento: Ripristinare immediatamente i fondi previsti dal decreto MASE del luglio 2024, garantire risorse certe e continuative, considerare la qualità dell’aria come una priorità nazionale non più rinviabile e assicurare un coordinamento efficace tra Stato, Regioni e Comuni.
- Monitoraggio: Aggiornare la rete territoriale delle centraline di monitoraggio per coprire anche aree oggi sguarnite e attivare un sistema sensoristico per inquinanti come metano e ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e fungono da precursori nella formazione di polveri sottili e ozono.
*Note metodologiche: l’unità di misura con la quale vengono espresse le concentrazioni di NO2, PM2.5 e PM10 è microgrammi per metro cubo di aria (µg/mc). Per quanto riguarda il biossido d’azoto (NO2), le città capoluogo di provincia di cui è stata ricavata la media annuale sono 105; per il PM2,5 sono 93; per il PM10 (sia per le medie annuali che per gli sforamenti giornalieri) sono 103. La media annuale è stata calcolata come media delle medie annuali delle singole centraline di monitoraggio ufficiale delle Arpa classificate come urbane (fondo o traffico).







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